Grazie Presidente, colleghi
mi sottraggo all’inevitabile e per certi versi anche giusto esercizio retorico sulla storicità di questa giornata. Discorrere dell’importanza dello statuto e come discorrere dell’utilità dell’acqua per la vita degli esseri viventi. Ma consentitemi un momento di riflessione,
forse anche sovradimensionato rispetto al reale stato delle cose. Ma in un giorno significativo come questo, il mio primo pensiero non può non andare al primo padre Costituente lucano, Emilio Colombo, che è stato tra quelli che consentono a noi oggi di essere qui ed essere noi stessi costituenti di una carta di valori che non è quella Costituzionale ma che inevitabilmente da essa discende nella sostanza dei principi fondanti.
Dopo 45 anni stiamo infatti per approvare la nostra nuova “carta d’identità”, il nuovo Statuto regionale. L’atto primo di questa legislatura che oggi giunge in questa assise grazie allo straordinario lavoro del Presidente della Prima Commissione, Vito Santarsiero, a cui va il merito di aver creduto sin dall’inizio che quella dello statuto fosse una missione possibile e prioritaria, assumendo il ruolo istituzionale di uomo di Stato, prima ancora che politico e della sintesi che le forze politiche sono riuscite a raggiungere su un atto che appartiene non a questo consiglio regionale, ma alla popolazione lucana tutta, di oggi e del passato.
Le grandi trasformazioni economiche e sociali che il mondo sta vivendo a livello globale, stanno determinando un mutamento ordinamentale e statuale che non ha precedenti nella storia umana e tutto ciò è determinato dalla velocità delle comunicazioni.
L’approvazione dello Statuto in Basilicata stigmatizza un adeguarsi della Nostra Regione, al modo di concepire e gestire la Pubblica Amministrazione, più snella e più efficiente, per potere affrontare con prontezza normativa le istanze di adeguamento al cambiamento globale.
La globalizzazione dei mercati e degli apparati pubblici, ma direi ancora di più delle “menti “, in una Unione Europea verso cui tendiamo non più come soggetto esterno da temere o implorare, ma come comunità umana, ancor più dopo le ultime amarissime vicende francesi che ci hanno fatto sentire forse mai con così tanta convinzione cittadini europei, deve essere governata rimuovendo apparati obsoleti nel loro modello di funzionamento. La Basilicata è Europa e lo è ancor più dopo la splendida vittoria di Matera Capitale Europea della Cultura.
In questa nuovo modello normativo non più nazionale, ma ormai internazionale, le Regioni hanno acquisito l’autorità, e l’autonomia che le spettavano in attuazione della Nostra Costituzione.
Potersi dotare di uno Statuto proprio è capovolgere la vecchia concezione statale, poter decidere la propria forma di Governo e dotarsi di una propria legge elettorale è una inversione a 360 gradi, ma è soprattutto un riconoscimento di libertà e di autonomia, elemento di non poco conto se si pensa alle spinte accentratrici e ad una crisi del localismo più che del regionalismo sempre più evidente, a cui invece con spirito di coesione io penso la nostra Regione possa opporsi non con populismi asettici, ma con politica amministrativa di qualità, sovraregionale e di reale confronto con le aree emergenti del sud del mondo, dal Mediterraneo all’Est Europa. La Basilicata può diventare indispensabile per l’Italia e nei rapporti tra il nostro paese e l’estero.
La comunità di Basilicata oggi prende in mano il proprio futuro e dunque il proprio destino completando una missione Vito che oggi consegnamo alle future generazioni.
Nella rinnovata “Regione della Persona, della Solidarietà” viene data importanza alle situazioni soggettive dell’individuo per le quali abbiamo ha una responsabilità diretta, come la salute e l’assistenza. Con ammirazione e orgoglio sottolineo l’adeguato rilievo conferito al principio dell’identità di genere. Un principio che ho più volte, e in prima persona, portato avanti in battaglie importanti anche in questa assise. Non da meno e di attuale importanza, è il riconoscimento dei diritti fondamentali dei migranti e il dovere di solidarietà per cui la nostra Regione si candida a diventare una terra inclusiva, aperta, di confine, di passaggio ma anche di contaminazione quasi scenografica di culture, pensieri e sensibilità, per una terra come la nostra, da sempre storicamente caratterizzata da influenze diverse, a volte anche opposte, che hanno nel tempo costituito i valori fondanti della nostra identità. Proprio come più volte ha sottolineato il nostro presidente Marcello Pittella, con cui voglio complimentarmi proprio per la recente laurea honoris causa su questi temi in Honduras, e le organizzazioni umanitarie che da anni operano nella nostra regione con testimonial d’eccezione come Betty Williams o i premi Oscar Francis Ford Coppola e Sharon Stone, di cui recentemente abbiamo letto sulla stampa bellissime dichiarazioni proprio in merito al nostro “saper accogliere l’altro.”
La regione si impegna, quindi, con rinnovato slancio a riconoscere e promuovere i diritti fondamentali della persona che costituiscono, senza alcun dubbio, la base di una armoniosa convivenza civile e sociale riservando maggiore attenzione alle fasce più deboli, al terzo settore e alla famiglia.
Tutto ciò in perfetta simbiosi con quanto questa decima legislatura sta portando avanti. La scelta di ridisegnare il vecchio dipartimento Sanità in una più moderna funzionalità sulle Politiche della Persona e repentine azioni tese a contrastare il disagio sociale lo testimoniano. Il reddito minimo di inserimento, best practice nazionale, la legge sulle eccedenze, i contributi straordinari a favore delle famiglie disagiate, l’ istituzione del servizio di odontoiatria speciale per disabili e tanto altro su cui non mi dilungo perché ne siete tutti al corrente.
In tema di partecipazione poi, di cui mi ritegno un orgoglioso “portatore sano”, considerate le mie precedenti esperienze civiche, il nuovo statuto dedica specifica attenzione in relazione al rapporto tra comunità e istituzioni regionali. Questo perché il testo non è il frutto del lavoro di un singolo o di una ristretta cerchia di addetti ai lavori, ma il risultato di uno sforzo comune e il prodotto di un’intelligenza collettiva.
Molte le persone che, con spirito civico, hanno voluto contribuire alla costruzione del nuovo statuto attraverso agli appuntamenti sul territorio (I giorni dello statuto) le audizioni in commissione, i dibattiti e confronti. Si è avviato, così, quell’importante dialogo con i cittadini che è stato incluso in questo testo e che rende il progetto Basilicata, un progetto dal domani più chiaro, più concreto, più al passo con i tempi.
Questo Statuto sarà per noi il faro sul nuovo mondo territoriale che si viene man mano delineando e che questa carta consente di cogliere nelle sua pulsazioni vitali.
Concludo con un auspicio. Affinchè lo Statuto diventi, però, parte attiva del nostro agire quotidiano deve inserirsi nella vita dei lucani. Per questo colgo l’occasione per lanciare una proposta qui in aula: distribuire il nostro Statuto in tutte le scuole e nell’Università. Consegniamo la nostra carta costituzionale ai nostri giovani. Mettiamo in moto la crescita democratica esolidale del nuovo modello Basilicata.



