#polesesegretario   #comunitàdemocratiche  - messaggia su WhatsApp 

#Rigeneriamo il PD

Movimento delle Comunità Democratiche

 

Linee politico-programmatiche

del candidato alla segreteria regionale

MARIO POLESE 


Care lucane e cari lucani,


Il 3 dicembre il Partito Democratico della Basilicata avrà il suo Segretario, un atto di grande responsabilità per tutta la comunità del Pd. Si apre un periodo di festa in cui finalmente ci potremo confrontare sul merito e dialogare su temi e proposte. C’è un fatto inequivocabile. Oggi finisce il tempo del partito regione e si apre l’era del movimento delle comunità democratiche.

Penso ad un partito che provi a dare risposte a quello che definisco il cerchio della politica, ossia le istanze del territorio, le politiche che si mettono in campo e le azioni che ne derivano, l’accountability, e infine su tutto quello che si è fatto l’organizzazione del consenso. Voglio dare al Partito Democratico un approccio pragmatico e concreto perché le cose che contano sono quelle che si fanno. E non si può cercare la rottamazione purché sia, tanto meno pensare che tutto si risolva in un accordo tra blocchi di potere. C'è una idea, ci sono proposte e ne conseguono legittime ambizioni. Tutto questo è normale, è un processo in divenire, il trampolino per affacciarsi alla finestra e guardare il mondo che sta cambiando. Sarebbe un errore mortale non accorgersene o peggio pensare di reagire utilizzando modelli che sono retrò.

Ormai non ci distingue più il cosa, ma il come. Tutti siamo d'accordo su temi quali il lavoro, l’ambiente, la salute, la conoscenza, la democrazia nel Pd e fuori dal Pd. Il punto è il metodo. Ed è per questo che io penso che il primo punto su cui dobbiamo "rigenerare il Partito Democratico", perché questa è un'opera di "rigenerazione”, sia proprio il metodo.

Ci vuole un patto chiaro tra le diverse generazioni, non solo dal punto di vista anagrafico ma anche sotto il profilo dell'esperienza istituzionale. Questo si traduce immaginando chi ci trasferirà l’esperienza con un passaggio del testimone, e chi dovrà avere invece l'obbligo di supportare, e di contro la certezza di poter crescere.  Ambisco ad un Pd a vocazione maggioritaria e penso alla costruzione di una nuova leadership collettiva in un campo larghissimo di forze progressiste, dove un collante in più possa essere proprio il fattore generazionale, oltre che la comunanza di idee e principi,  con il ritorno anche di chi oggi non è più nel Pd. Stiamo per celebrare un congresso fondativo dopo due anni di vacatio assoluta e totale di tutto ciò che attiene alle funzionalità di un partito e quindi alla democrazia.

Al patto delle generazioni si aggancia quello tra le città che devono prendersi per mano senza sciocchi campanilismi e abbracciare le periferie di questa regione. In un lavoro di rammendo, di mutuo sostegno, di costruzione di una identità senza steccati. Il vento della globalizzazione lo si affronta con la stabilità di una grande coesione interna accompagnata non da muri o recinti, ma dalla consapevolezza che possiamo offrire un contributo culturale di primo piano alla collettività nazionale. Penso dunque ad un partito caratterizzato da una forte mobilitazione cognitiva regionale volta alla costruzione in pochissimi mesi, con un lavoro serrato, plurale, non di parte, di una piattaforma programmatica che sia la base per la prossima legislatura regionale.

Per realizzare questi tre grandi obiettivi immagino in primo luogo il coinvolgimento dei resilienti, chi ha resistito finora nonostante non ci fosse una guida politica, amministratori e segretari di partito. Non sempre dobbiamo andare oltre l'infinito! Il Pd, inoltre, deve accogliere la società civile, perché le comunità democratiche sono tante e aspettano solo di essere interconnesse. A questo aggiungo un partito dentro le istituzioni: non ha senso un partito estraneo e distinto dai percorsi amministrativi, è qui che si danno risposte alle comunità democratiche. Gli organismi immediatamente esecutivi e la costituzione dei dipartimenti speculari a quelli regionali con una rappresentanza territoriale ma anche di interessi legittimi comuni. Circoli aperti, unioni zonali, incontri periodici tra le comunità democratiche. Ricostruire un rapporto empatico con le comunità creando il dipartimento comunicazione, dando vita alle feste dell'Unità nei circoli e la festa dell'Unità regionale. In ultimo, istituire la scuola di formazione per amministratori, stop ai "turisti per caso" nelle amministrazioni pubbliche.

Non voglio più vergognarmi di dire che faccio politica, che la faccio in un partito e che questo partito si chiama Partito Democratico. Iscriversi al Pd dovrà essere motivo di orgoglio. Ed allora chiudo con un appello, prima ai miei sostenitori, poi a tutti: in politica non ci sono nemici ma avversari e i nostri avversari sono fuori e non dentro, sono i populismi. Basta con le tifoserie. Questo è un match da vincere insieme e sul campo, più polmoni e meno Twitter perché la partita non è solo il congresso del Partito Democratico, ma tutto quello che verrà dopo. 

Viva il Partito Democratico e la Comunità dei Democratici lucani!


IL CONTESTO

Dieci anni fa il Partito Democratico nasceva come forza democratica e riformatrice attivamente impegnata a promuovere l’evoluzione e la riforma del sistema politico-istituzionale verso una democrazia competitiva. Si presentava come uno spazio concreto di dialogo costruttivo e propositivo, un laboratorio di idee e di progetti, in cui le diverse storie politiche, culturali ed umane che sono venute a formarlo sono fattore di arricchimento e fecondazione reciproca.

Dal 2008 a oggi, i processi storici e culturali che hanno reso anacronistici i vecchi partiti sono divenuti più pressanti: flussi incessanti di persone, di merci, di capitali, d’idee e risorse attraversano e trasformano stati e paesi, mettono in crisi continuamente l’organizzazione sociale e creano un’instabilità degli eventi, mutamenti repentini e imprevedibili, incertezza esistenziale e frammentazione delle identità. Finanche le relazioni umane sono provvisorie, precarie e instabili, ormai uomini e donne, per quanto riguarda i loro rapporti parlano di “connessioni” e di “reti”: termini che suggeriscono momenti in cui si è in contatto con momenti di libera e autonoma navigazione. Le situazioni si modificano prima ancora che gli uomini riescano a consolidare delle abitudini: processi, strategie di vita e di lavoro, comportamenti invecchiano e diventano obsoleti prima che gli stessi attori abbiano avuto il tempo di apprenderne completamente tutte le implicazioni. Alla base di tutto, opera la crisi dei sistemi politici nazionali, la deregolamentazione dei mercati finanziari, lo sviluppo del mercato globale, l’aumento delle povertà e delle disuguaglianze a livello planetario, gli effetti dell’applicazione sistematica delle tecnologie informatico-comunicazionali e via dicendo. Gareggiano, in questa situazione, il potere, il consumismo, le paure, la sicurezza, i rapporti umani, la cultura, la xenofobia.

Attraverso il meccanismo delle primarie, il PD mobilita milioni di persone. Anche in Basilicata, migliaia di persone credono che un profondo processo di rinnovamento della società e la formazione di una nuova classe dirigente possano guidare verso una svolta culturale e morale, per costruire un nuovo quadro politico di riferimento per una società che non si riconosce più in rigide ideologie. Nella dimensione generale, il Pd è chiamato ad una grande responsabilità etica e sociale, prima ancora che politica, che presuppone il superamento delle tante contraddizioni interne e delle tante criticità endogene. Occorre rendersi conto che anche le libertà e i diritti dei cittadini non sono acquisizioni date per sempre, bensì, vanno aggiornate, ripensate, adeguate ai tempi e interpretate nei nuovi contesti sociali: occorrono, per questo, persone impegnate, competenti e aperte ai problemi della società. E’ importante rendersi conto che di fronte ai continui mutamenti del mondo attuale, così carico di problemi complessi e drammatici, si rimane indietro anche sul piano civile e politico. Il PD non può permettersi di rimanere imbrigliato nelle contraddizione interne e nelle beghe correntizie. È chiaro che questo tipo di problema appare meno rilevante perché meno legato agli interessi vitali e immediati, ma può avere conseguenze pesanti sull’intera società e sulla sua capacità di progettare e controllare il futuro. Molti sono i sondaggi dai quali risulta la mancanza di informazione dei cittadini a proposito dei temi politici più rilevanti. Il rischio è che la politica si trovi sempre più distante dai cittadini spinti a isolarsi nelle loro vicende private, caratterizzate da quel senso di solitudine, di precarietà e di sfiducia esistenziale che fanno il gioco dei populismi e delle derive estremiste. La democrazia, invece, trae linfa vitale dalla partecipazione dei cittadini e dalla loro condivisione d’idee e valori, soprattutto in un momento in cui i problemi hanno dimensioni globali e trascendono l’organizzazione territoriale della vita sociale. Proprio perché l’agorà diventa globale, la discussione, il confronto e il controllo pubblico si fanno difficili e i pericoli di omologazione aumentano. Oggi i cittadini sono informati su tutto ma possono anche essere distaccati da tutto, tendendo a rimanere apatici ed estranei a quanto avviene nel mondo. La loro partecipazione agli eventi è solo emotiva. Manca capacità di valutare e la spinta ad agire. E la colpa è della politica, non certo dei cittadini.

Nella dimensione specifica, dunque, il PD deve assumere e vincere la sfida avanti a se: ripensare il suo funzionamento, la sua capacità d’iniziativa, la sua azione non come elemento di equilibrio o sommatoria di correnti ma quale luogo, spazio fisico e virtuale, di ascolto della comunità e dei territori e sollecitazione riformista al governo. Recuperare, quindi, una doppia polarità: ascoltare e promulgare, dunque farsi ascoltare. Oggi è necessario ripensare con categorie nuove i processi della globalizzazione e, soprattutto, di riconsiderare come i principi di democrazia e libertà possano oggi essere attuati in un mondo che non ha più le certezze e le dimensioni spazio – temporali in cui i governi hanno operato finora, in termini di velocità della comunicazione e di confini territoriali. Anche il PD lucano, logorato dalle correnti, ha finito per cedere all’autocelebrazione e all’autoreferenzialità, impaludandosi in uno scenario politico in cui è stato ed è tutt’oggi l’attore principale. A livello regionale, il Partito si è schiantato sulla guida di un modello di governo obsoleto, inadatto al mutato contesto sociale e alle esigenze correlate: la strategia volta alla risoluzione dei problemi è stata in termini di composizione delle contraddizioni e delle conflittualità, ossia a ogni sensibilità si è dato risposta creando un’altra poltrona che la curasse e l’incarnasse. Un metodo che in altri contesti storici si è rivelato vincente ma che oggi ha mostrato tutti i suoi limiti paralizzando la governance del partito e la sua agilità d’azione. Presentare una gestione del partito come una sommatoria d’individualità, piuttosto che espressione di un collettivo, ha spinto a disinvestire nel partito, che molto spesso è rimasto abbandonato a se stesso e privato di fatto di un ruolo decisionale. E la responsabilità è di tutti, sia chiaro.


La formazione di una classe dirigente nuova, non solo all’anagrafe ma anche per le competenze possedute, realmente motivata, in grado d’interpretare le peculiarità delle società locali e gli scenari complessi della globalizzazione, rappresenta lo strumento utile ad affrontare le questioni con visione di sistema. In tanti non si riconoscono più nel partito proprio per la sua chiusura al mondo esterno, che scoraggia ogni forma di partecipazione alla vita di quella che dovrebbe essere una comunità politica. La crisi dei circoli, in molti casi chiusi, impoverisce la discussione interna che raramente si occupa di tutto ciò che avviene nelle istituzioni, in particolare delle riforme in essere in diversi settori (sanitario, dimensionamento della rete scolastica, ecc.) e che richiedono chiarimenti e informazione.


La rigenerazione del Partito Democratico è, quindi, la vera opportunità di questo congresso. Dagli incontri e dagli spunti offerti da migliaia d’iscritti e simpatizzanti è emersa la domanda forte della organizzazione sul territorio, sia di luoghi di partecipazione utili alla costruzione quotidiana delle politiche pubbliche, sia di spazi di confronto informato e acceso, aperti alla cittadinanza attiva. È emerso che nonostante le criticità, grazie ai punti di forza, il PD offre ancora un luogo in cui questa rete è realizzabile. Non si può lasciare la partita del web e dei social media alle forze populiste, né immaginare di chiudere nelle mura delle vecchie sezioni un dibattito che necessità di una mobilitazione cognitiva e progettuale allo stesso tempo tematica e territoriale.


Affermiamo questa idea di un partito dove il pluralismo sia un valore da sostenere, garantendo forme di democrazia, ritornando al partito non inteso come modello centralistico obsoleto del passato ma, al contrario, ripensare alla sua organizzazione solidaristica ed orizzontale.


Ri-generare il Partito 

Alla Basilicata serve un Partito Democratico riformista e progressista, che raggruppi persone con sensibilità diverse attorno a un progetto politico comune di avanzamento sociale. Un partito che consenta di concorrere in modo democratico a determinare la politica regionale, garantendo la partecipazione alla costruzione quotidiana delle politiche pubbliche. Un partito capace di esprimere una progettualità politica in grado di contrastare logiche non collettive, capace di spronare il governo regionale.

Un partito credibile per chi vuole cambiare le cose. Un partito capace di elaborare una visione del futuro, in un rapporto stretto con la società civile e con una base di iscritti e volontari radicata nel territorio, capace di agire come sponda della cittadinanza che vuole essere attiva e di tradurne idee e azioni in proposte attraverso un confronto aperto, informato e acceso. Un Partito aperto ai movimenti – in questo senso un “partito-movimento”: partito perché capace sul piano politico di formulare una visione completa delle parzialità riconducendole a un’unica visione; movimento perché capace di focalizzare, condividere e raggiungere obiettivi parziali e ben definiti, più vicini al sentire comune e alle esigenze delle diverse espressioni civiche e sociali.

La rigenerazione del Partito passa attraverso un modello organizzativo dello stesso leggero, chiaro e ben definito.

Partito territoriale e tematico

Ridare protagonismo ai territori attraverso l’aggregazione per interessi tematici. In questo senso il partito-movimento recupera uno spazio fisico di discussione in cui trovare la massima unità per il raggiungimento di obiettivi specifici, realizzando una rete di associazioni di cittadinanza attiva e di focus tematici con una spiccata mobilità cognitiva.

  • La Segreteria regionale di Partito sarà strutturata in Dipartimenti speculari alle politiche regionali e a ogni membro sarà assegnata una delega tematica;

  • Sarà istituita una Consulta dei Presidenti della Giunta regionale espressione del Partito Democratico;

  • Si terrà con cadenza semestrale una Conferenza Programmatica in cui illustrare l’attuazione del Programma della Giunta Regionale ed elaborare e discutere di proposte e indirizzi;

  • Si terrà con cadenza mensile la Consulta dei Segretari di Circolo.

  • le Unioni Zonali dei Circoli saranno organizzate per omogeneità sociali ed economiche e saranno la prima interfaccia della Segreteria di Partito, il luogo


Fisico e pratico in cui strutturare proposte e risposte alle problematiche territoriali da affidare ai Dipartimenti.

  • Ogni anno dovrà tenersi, come momento di condivisione, di comunicazione e di confronto, la Festa dell’Unità Regionale;

  • Sarà istituita una Scuola di Formazione di Partito per gli Amministratori.

     


Partito social e funzionale

Dare protagonismo all’attivismo digitale realizzando una dimensione di Partito in cui i cittadini e gli attivisti possano collegarsi fra loro attraverso una comunicazione di tipo orizzontale, rapida e di mobilitazione massiccia, al di fuori dell’apparato di Partito. In questo modo si rigenera la funzione di luogo di approfondimento sui temi, di intermediazione fra società e istituzioni, consentendo a tutti di fare politica “pratica”, non solo pensata o commentata on line, dando a tutte le idee e i pensieri la possibilità di prendere una direzione.

  • Ogni circolo dovrà avere un profilo social e un responsabile della Comunicazione animando i contesti locali;

  • Con cadenza mensile i Circoli dovranno relazionare sulle attività svolte alla Segreteria regionale, inviando umori, proposte e segnalazioni di problematiche territoriali;

  • Il Dipartimento Comunicazione della Segreteria di Partito, curerà una formazione continua per i Responsabili della comunicazione dei singoli Circoli, nonché eventi formativi inerenti diverse tematiche.

In questo modo la militanza tradizionale si apre alle diverse modalità di partecipazione alla vita pubblica incrociando progettualità, sia generali sia settoriali, anche esterne al perimetro del Partito.


Scuola di formazione politica 

Sempre il sapere si rivela il discrimine che può separare grandi opportunità da enormi disuguaglianze. Il discrimine della mancata informazione e della disinformazione costituisce un pericolo grave per la democrazia. Con la creazione di una scuola di formazione politica, il partito contribuisce a dare risposta alla domanda di conoscenza e competenza necessaria alla conduzione di un’esperienza politica consapevole.

All’uopo, sarà creato uno spazio in cui il gruppo consiliare regionale, gli ex sindaci e quanti si renderanno disponibili, possano creare un reale e fruttuoso passaggio di testimone, che porti alla formazione di amministratori giovani e preparati ad affrontare

 

politica e amministrazione. All’onestà e ai buoni propositi dei tanti giovani amministratori serve affiancare preparazione, conoscenza, consapevolezza e capacità di individuare degli obiettivi per poi raggiungerli.

Nella postmodernità dominano complessità e rarefazione elettronica delle relazioni. La velocità delle trasformazioni, delle informazioni, delle decisioni da prendere trascende ormai la capacità degli strumenti tradizionali. Più siamo connessi, più siamo esposti a una relativizzazione dell’esito, soprattutto in un mondo dove la memoria continua ad abitare in permanenza, in maniera tangibile e recuperabile. Non si butta più via niente. Tempi irreversibili, dove ogni dato è riciclato e riproposto. Tempi in cui menzogne ripetute 10.000 volte diventano una verità eterna. In questa situazione, contano e conteranno sempre di più competenza e tecnicalità. Sarà vitale la capacità non solo di reagire, ma di prevedere gli eventi e di saperli gestire quando accadono. Fondamentale diventa, quindi, una scuola che abbia per oggetto l’agire politico, ma per metodo la “ricerca della verità”; occasione per promuovere il dialogo necessario a riavvicinare posizioni distanti, creare un gruppo di pari, una rete di amicizie e di riferimenti personali e uno spirito di collettivo. Al contempo formare il capitale umano con il sapere ed il confronto, elaborare proposte politiche intercettando i saperi ed infine coltivare un’etica pubblica condivisa.


Ri-generare la Basilicata

...diritti, legalità e sicurezza, pari opportunità e giovani

Un partito democratico “rinnovato” non può prescindere da un’attenzione particolare ai diritti, alla legalità, alla sicurezza, alla giustizia sociale e ai giovani. E’ fondamentale, infatti, che tutti i poteri dello Stato mirino, seppur nel giusto (e costituzionale) equilibrio tra gli stessi, a una piena tutela dei diritti del cittadino, intesi come avanzamento dei diritti civili e di cittadinanza. Anche in Basilicata, il tema dei diritti e del loro riconoscimento riveste centralità e importanza. È necessario riconoscere concretamente, e con forza, a tutti i cittadini lucani, i diritti fondamentali costituzionalmente garantiti.

In primo luogo, il diritto al lavoro, ai tanti giovani (e meno giovani) lucani, che si trovano a non poter concorrere al progresso materiale e spirituale della nostra Basilicata e sono costretti a realizzarsi altrove. Fermare l’emorragia dell’emigrazione e favorire il ritorno dei lucani emigrati attraverso il riconoscimento del diritto al lavoro, comporta una speranza concreta per il futuro della nostra terra, dove le eccellenze devono trovare la loro giusta collocazione. Il lavoro è il tema centrale su cui si misurerà la capacità del nuovo PD di guidare la Basilicata: o si restituisce lavoro e dignità alle famiglie e ai giovani, o avremo fallito il nostro compito. La priorità è, dunque, sostenere l'economia lucana, gli investimenti delle imprese, la creazione di lavoro, puntando sulla formazione delle competenze per dare prospettive concrete ai cittadini tutti e in particolare ai giovani. Tanto ha fatto finora la Regione Basilicata ma tanto altro si dovrà fare. 

La tutela del diritto alla salute dev’essere un altro caposaldo dell’azione di Partito, inteso sia come diritto a ottenere le cure necessarie, in tempi ragionevoli ed equi, presso le strutture sanitarie pubbliche regionali, sia come diritto a un generale benessere psico-fisico di ogni cittadino lucano. Il Partito attento a questi temi deve necessariamente investire nella riduzione dei tempi di attesa per le prestazioni specialistiche e nel potenziamento dei servizi della salute a tutela del cittadino, anche nelle tante piccole comunità lucane. Inoltre, non possiamo non considerare che la crescita dell’aspettativa di vita e l’invecchiamento della popolazione attendono il disegno di un moderno welfare. L’orografia della regione, e le necessarie riforme in corso, impongono di coordinarsi in servizi nuovi. Un monitoraggio costante dei livelli di assistenza e una riforma dei servizi territoriali deve promuovere sempre più l’integrazione tra i servizi sanitari Regionali e sociali comunali, potenziando le cure residenziali e domiciliari utilizzando moderni servizi digitali. 

Innovazione che va portata in tutti i settori della Salute, dall’infanzia, alle disabilità, all’igiene urbana, al disagio psichico, alle dipendenze da droga alcol e gioco d’azzardo. 

Il diritto alle pari opportunità è considerato chiave di volta per la crescita della società tutta che si esplica con la valorizzazione della cultura delle differenze, con incentivi all’occupazione femminile, l’istruzione, le politiche di genere di condivisione e di conciliazione, la formazione, i servizi di contrasto alla violenza di genere, il riconoscimento dei diritti LGBT.

 

In uno Stato laico e un partito laico, qual è il Partito Democratico, il pluralismo e il dialogo rappresentano un principio essenziale. Sul piano etico-religioso, il contributo della cristianità non è mai mancato e può essere di grande aiuto a comprendere e superare la crisi del funzionamento dello stato sociale, la cui degenerazione in stato assistenziale, richiede una riforma strutturale dello stesso, secondo approcci culturali diversi per creare un paese più libero, più giusto e più prospero.

Fondamentale, per una piena e concreta attuazione dei diritti, è il rispetto della legalità e la consapevolezza della sicurezza. Il potenziamento dei presidi delle forze dell’ordine sul territorio lucano unitamente ad una costante educazione civica rivolta ai giovani sono due azioni indispensabili al rafforzamento della legalità in Basilicata. Promuovendo la legalità, in tutte le sue forme, il Partito Democratico vuole trasmettere, con forza, il messaggio che una piena tutela dei diritti passa necessariamente attraverso il rispetto degli stessi. Attraverso una maggiore conoscenza e consapevolezza vengono messe in campo le azioni preventive e organizzative necessarie ad acquisire, da un lato, maggiore fiducia nell’ordinamento sociale moderno, dall’altro, essere meno vittima della “cultura della paura” sulla quale molto incide il lavoro dei mezzi di comunicazione di massa.

 

Troppo elevata è la percentuale di giovani che non è “transitata” nel tipico mondo degli adulti. Questa condizione è esclusivamente dipesa dalle circostanze economiche, sociali, culturali e politiche degli ultimi anni. La postmodernità riconosce la gioventù come debole segmento sociale e affronta la questione attraverso strumenti di tutela e protezione sociale. Basti pensare che il fondamento giuridico delle politiche giovanili in Italia è l’art. 31 della Costituzione: “La Repubblica protegge la maternità, l’infanzia, la gioventù”, nel quale è sancito il dovere dello Stato di tutelare i giovani. Oggi bisogna innovare l’approccio: è importante che la politica attui un passaggio progressivo da una concezione protettiva dello Stato verso una funzione di promozione e investimento sulle giovani personalità. Deve affermarsi il concetto di gioventù come risorsa per il cambiamento, in quanto portatrice di elementi di creatività e innovazione, non solo in previsione del futuro ma nel presente, dunque, orientarsi a politiche di promozione dell’autonomia e della

 

partecipazione. Per un avanzamento sociale c’è bisogno di scelte politiche non solo costruite per i giovani ma fatte dai giovani.

 

...cultura, creatività, innovazione produttiva e turismo,

università, scuola

 

Serve più cultura in Basilicata e in Italia. Nel senso in cui intende Bobbio: "Cultura significa misura, ponderatezza, circospezione: valutare tutti gli argomenti prima di pronunciarsi, controllare tutte le testimonianze prima di decidere, e non pronunciarsi e non decidere mai a guisa di oracolo dal quale dipenda, in modo irrevocabile, una scelta perentoria e definitiva". E servono più uomini di cultura il cui compito “è più che mai oggi quello di seminare dubbi, non già di raccogliere certezze". Non ci serve l'intellettuale intrattenitore, il commentatore di mestiere, il "tuttologo" improvvisatore e superficiale che infesta oggi le trasmissioni televisive e le pagine dei nostri giornali. Serve, invece, l'"intellettuale mediatore", nel senso di colui che si mette "in mezzo" (non "sopra", né "al di fuori"), tra le "persone", a contatto diretto con la vita collettiva, e con capacità di ascolto. Compito della politica è creare l’humus ideale alla proliferazione di “intellettuali mediatori”. Importante, oggi più che mai, è un cambiamento radicale dei modi di comunicare della politica. E il vettore della cultura – grazie ai suoi media, dunque cinema, letteratura, musica etc. – potrebbe essere una delle carte da giocare.

 

Nella pratica, quando la politica si occupa di cultura, deve incentivare tutte quelle attività culturali che possono creare sviluppo e occasioni di crescita (anche in termini occupazionali) sul territorio. E Cultura, Creatività, Innovazione, oggi, sono al centro della competizione globale tra i territori. Mai si è parlato, e si è fatto parlare, di cultura in Basilicata come in questi ultimi anni. Le istituzioni culturali e le nostre aree museali e archeologiche, l’APT e la Fondazione Matera 2019, devono lavorare a formare un sistema utile a programmare un’offerta di richiamo internazionale nel calendario pubblico dell’Italia. I beni culturali della Basilicata raccontano la nostra evoluzione culturale e rappresentano la nostra identità civile e sociale. In tal senso, valorizzati e messi in rete, sostenendo un’adeguata economia del turismo, sono una fondamentale risorsa economica della Regione. 

Il Turismo ha le potenzialità di diventare un baluardo del settore produttivo lucano. Diventare competitivi si può, alzando il livello qualitativo dei servizi. La governance regionale del sistema non è più frammentata e gli investimenti finora condotti necessitano di un ultimo sforzo diretto alla promozione digitale dei beni culturali utile a cogliere tutte le opportunità che le nuove tecnologie offrono per la promozione e valorizzazione dei grandi e piccoli poli della cultura che ci sono in Basilicata.

L’istituzione dell’Università degli Studi della Basilicata ha molto contribuito a recuperare il “vuoto culturale” necessario a correggere luoghi comuni o standardizzati rimasti a lungo schiacciati da modelli egemoni nel più largo immaginario collettivo sul Mezzogiorno. Grazie sia alle numerose attività formative e di ricerca condotte sul territorio, sia alle reti allacciate con il resto del mondo accademico nazionale e internazionale. L’Università rappresenta oggi la sede principale della ricerca culturale e scientifica lucana, il centro di produzione e sviluppo della cultura in tutti i suoi aspetti. Per tali motivazioni va sostenuta e potenziata quale fulcro dell’innovazione con conseguenze trainanti per l’intero sistema regionale. Gli istituti universitari e di ricerca devono essere i centri propulsori d’idee e di prospettive innovative, capaci di interagire con una pluralità di ambiti territoriali e sociali.

Alla libera ricerca delle università è affidato il compito di valorizzare le nostre tradizioni culturali e di mettere in relazione i saperi richiesti dai cambiamenti in atto nella nostra società.

Nella società dell’informazione il ruolo della scuola può consentire la costruzione della democrazia della conoscenza, dell’integrazione culturale e sociale. E’ nella scuola che si pongono le premesse della cultura democratica indispensabile alla convivenza in una società sempre più plurale e multiculturale. L’educazione e la formazione devono essere poste al centro del nostro impegno. La scuola è la sede non solo della formazione culturale ma dell’educare istruendo. Il Partito sostiene un sistema pubblico scolastico integrato sia negli insegnamenti, sia nel territorio, al fine di rispondere adeguatamente alla crescente domanda educativa e formativa. L’attuale momento sociale ed economico, nonché la necessità di adottare innovazioni tecnologiche, richiedono alti livelli professionali da offrire attraverso una vera e qualificata offerta formativa. Ciò non può non essere tenuto in conto nei piani di razionalizzazione scolastica dove, un territorio come il nostro, ad indirizzo economico prevalentemente agricolo, necessita di istituiti tecnici e professionali di alto profilo nel settore agrario-turistico-alimentare. Parimenti, in ottica di sostegno alla cultura generale e promozione dell’identità culturale, non può non essere data la dovuta rilevanza ai licei nella culla Magna Grecia.

 


sviluppo, ambiente, imprese

e post - petrolio 

La scelta fatta nel 1998 di sfruttare la risorsa petrolio, oggi, consegna alla nostra generazione la responsabilità di occuparci dell’impatto territoriale e ambientale prodotto, di trarre delle analisi economiche circa le ricadute ottenute e fare delle valutazioni sulle scelte compiute. Più di tutto, al di là delle valutazioni di merito, ci consegna la responsabilità di immaginare il superamento di questa dipendenza, ossia il post-petrolio. Dunque, quale futuro?

Sostenere un programma d’azione di sviluppo sostenibile rivolto alle persone, al pianeta, ossia territorializzare l’Agenda 2030 in Basilicata, il piano sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU, con il quale è stato assunto il principio della salute come elemento è fondamentale per lo sviluppo umano. Pertanto, l’impegno prioritario del Partito sarà di sostenere il governo regionale sia nell’individuazione degli obiettivi da perseguire sia nella coerenza delle scelte conseguenti:

  • rigenerazione degli insediamenti produttivi attraverso strategie di riqualificazione dei paesaggi urbani e del patrimonio ambientale. E’ così rafforzata la politica che da priorità alla gestione sostenibile della risorsa petrolio e all’impatto subito dal territorio a causa degli effetti collaterali delle attività correlate alle estrazioni;

  • rafforzamento del sistema di controllo ambientale, in continuità con le azioni già messe in piedi dall’attuale governo regionale;

  • tutela e valorizzazione della risorsa acqua. La nostra Regione rappresenta una delle maggiori riserve di acqua su territorio nazionale e l’unica che, generosamente, la condivide con le regioni limitrofe;

  • Innovazione, tecnologie, fonti rinnovabili, ecc. Il petrolio e l’acqua hanno rappresentato negli ultimi 20 anni la tenuta economica, e quindi sociale, della Basilicata: sanità, università, vie blu, forestazione, grandi attrattori.

 


Come tradurre in investimenti quelle che finora hanno rappresentato una spesa? Questa è la sfida della nostra generazione:

  • fiscalità e servizi di vantaggio per le imprese che investono in green economy ed economia circolare e per rendere attrattivo il territorio a nuovi investimenti industriali passibili di occupazione;

  • investire in reti di infrastrutture di ricerca al servizio delle aziende che possano favorire la R&S e il trasferimento delle innovazioni tecnologiche alle aziende. Favorire il technologies transfer, promuovere la creazione di strutture comuni di riferimento fra centri di ricerca e imprese, valorizzare le competenze e lacompetitività, individuare i fabbisogni formativi di ricerca, ecc., rappresenta la road maps da seguire;

  • la Regione che più contribuisce al fabbisogno di energia convenzionale è anche quella che ha fatto maggiori progressi verso l’autosufficienza energetica da fonti rinnovabili e che ha raggiunto con largo anticipo gli obiettivi di Parigi. Questa è la Basilicata di oggi. Invertendo l’ottica comune di scarsa densità abitativa quale fattore limitante, la nostra Regione è ai vertici delle statistiche nazionali con una dotazione di territorio di circa 18 mila metri quadri per abitante. Territorio a disposizione vuol dire sole, vento, pioggia. Tutte materie prime trasformabili in energia pulita. 


Già oggi la Basilicata ha un grado di autosufficienza doppio rispetto alla media nazionale. E’ una strada intrapresa con decisione e non senza pericoli, quali la realizzazione selvaggia di parchi eolici o fotovoltaici. Il rischio di diventare la base logistica delle produzioni di energie alternativa del paese vuole che il futuro debba essere pianificato con attenzione.


Sostenere un programma di coesione territoriale. La Basilicata trae la sua grande ricchezza dalla compresenza di territori molto diversi tra loro ed egualmente eccezionali. Montagna, collina, pianura, boschi, calanchi, mare, città, borghi. Territori specifici, con istanze tutte particolari e spesso inascoltate che vogliamo legare a “sistema dialogante”. Soprattutto, per quanto riguarda il rapporto tra le aree cosiddette “interne”, quelle “marginali o periferiche” e le due città, in questo modo, portare a compimento il superamento della logica della contrapposizione per aprire, finalmente, a una grande stagione in cui prevalga l’obiettivo del “riequilibrio” e della valorizzazione delle specificità. Come?

  • ascolto delle parti,

  • azioni di rete, per sostenere una politica concreta che si faccia carico delle aree il cui lo spopolamento e l’invecchiamento sono in continua crescita.

Ecco, quindi, la discesa in campo dei circoli territoriali, il nostro “sistema dialogante” al servizio delle politiche di coesione territoriale: i circoli saranno dotati di “competenze e ruoli professionali dedicati” e dovranno rappresentare il punto di riferimento per la comunità e altre realtà associative; gli iscritti torneranno al centro del dibattito grazie a modalità periodiche di confronto. Alla formazione politica saranno destinati importanti investimenti. Dopo anni di enunciazione, l’alfabetizzazione tecnologica e la diffusione dei social creano il contesto ideale per la realizzazione di tali politiche. La differenza con gli anni passati, ciò che rende credibile questa proposta, è il maturato contesto sociale.


Per mettere la Basilicata sulla strada della crescita, le imprese giocano un ruolo decisivo. Nel mondo globalizzato e tecnologico, l’impresa rappresenta fattore prezioso di vivacità sociale, luogo e strumento per la creazione e la diffusione di esperienze e di cultura. In questo senso, l’impresa assume una dimensione irrinunciabile della cittadinanza, in cui il lavoro è una leva potente per spingere verso produzioni più qualificate. In Basilicata, rimettere in valore la relazione strategica che esiste tra territori, società, soggetti sociali e imprenditoriali diventa la prospettiva di futuro. E' molto più di un felice intendimento. Sì tratta, piuttosto, di una direzione di marcia e allo stesso tempo di un metodo di ascolto, di collaborazione, di positiva reciprocità che in tutti questi anni ha fatto divenire la Basilicata laboratorio d'innovazione per tutto il Mezzogiorno. Dunque, politiche di sostegno alle imprese, d’incentivazione dell’occupazione, di armonizzazione vita-lavoro puntando sulla qualità e sulla responsabilità sia sociale sia ambientale, con prospettiva di lungo periodo, devono essere improntate a garantire effettiva uguaglianza di opportunità e affermare una politica di emancipazione sociale.


...infrastrutture e mobilità 

Le conseguenze delle ricerche in campo genetico e biomedico, i cambiamenti culturali e comportamentali indotti dalle innovazioni tecnologiche ed economiche innescano una rapida evoluzione di tutte le identità umane, individuali e collettive. Scelte capaci di intersecare questi flussi diventano decisive per non rimanere ai margini della trasformazione. Si rende necessario oggi dedicare consistenti energie culturali, tecniche ed anche finanziarie, per affermare il principio della sostenibilità economica della politica regionale. In questa prospettiva la qualità dell’ambiente e del paesaggio, i centri storici, i beni culturali e architettonici diventano il patrimonio ereditato da capitalizzare per rendere la Basilicata un luogo dove è piacevole soggiornare e vivere.

La sfida sarà mettere in simbiosi ambiente e territorio con crescita economica e infrastrutturale della Regione. Il rilancio delle infrastrutture materiali e immateriali è significa rendere il territorio competitivo e attrattivo, partendo da investimenti su politiche di sviluppo rispettose dell’ambiente e della salute, che preservino, valorizzino, tutelino puntando alla realizzazione di hub aperti all’economia internazionale. 

In proposito saranno determinanti le azioni in direzione delle:

  • reti per il territorio, sistemi di aree urbane e periferiche (prevenzione del dissesto idrogeologico, messa in sicurezza anti-sismica, riqualificazione energetica, rigenerazione urbana devono esprimere tutto il potenziale delle piattaforme ICT, e raggiungere gli obiettivi di integrazione fra reti di energia, presidio del territorio e servizi alla persona);

  • reti turistiche (sostegno alla solidità̀ e all’efficienza di una rete turistica di scala regionale che integri più livelli di relazioni: reti materiali - trasporto “da” e “per” la destinazione; reti tecnologiche - di supporto alla fruizione turistica e agli operatori locali; reti relazionali - che coinvolgono tutti gli attori, pubblici e privati, dello sviluppo turistico;

  • reti produttive (applicare nuove tecnologie a produzioni alimentari e artigianali distintivi del nostro territorio per sbarcare su mercati più prestigiosi e remunerativi; introdurre leve fiscali per incentivare gli investimenti privati; economia circolare: i rifiuti non devono più essere visti come un problema ma come una risorsa per le nostre imprese più innovative e virtuose; l’agricoltura, oltre la produzione di beni comuni, rappresenta un presidio della tutela del paesaggio, campione nella promozione delle nostre peculiarità ed eccellenze).

La Basilicata non può tornare indietro, deve andare avanti e tocca alla nostra generazione aprire una nuova stagione della democrazia rappresentativa. Possiamo investire sulla trasformazione sociale come alternativa al rancore e alle paure; per produrre valore e metterlo a disposizione dei cittadini e della comunità.

© 2017 @mariopolese